Articolo scritto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dalla redazione di CH Media, come previsto dal Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), art. 50.
Questo articolo comincia con una riga in corsivo che dice come è stato scritto. Non è un vezzo. È una scelta, e da agosto 2026 per molti contenuti è anche un obbligo. Usare l’intelligenza artificiale nel marketing va bene. Farlo di nascosto, sempre meno.
Questo testo ha valore informativo e non sostituisce un parere legale.
Cosa dice l’AI Act, in breve
Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, il 2024/1689, è entrato in vigore nell’agosto 2024 e si applica per gradi. Due parti riguardano da vicino chi fa comunicazione.
L’alfabetizzazione sull’AI (articolo 4), in vigore da febbraio 2025: chi usa sistemi di AI in azienda deve fare in modo che le persone che li usano abbiano competenze adeguate.
La trasparenza (articolo 50), applicabile da agosto 2026. In sintesi: le persone devono sapere quando parlano con un sistema di AI, come un chatbot. I contenuti generati dall’AI devono essere riconoscibili. Chi pubblica immagini, audio o video creati o manipolati con l’AI che sembrano reali, i cosiddetti deepfake, deve dichiararlo. E i testi generati con l’AI e pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico vanno dichiarati, salvo che ci sia una revisione umana e una responsabilità editoriale.
Le regole di dettaglio e le linee guida possono evolvere: conviene tenersi aggiornati.
Cosa significa, in pratica, per un’azienda
Il chatbot sul sito o su WhatsApp deve dire chiaramente che è un sistema automatico, fin dal primo messaggio.
Le immagini e i video generati che ritraggono persone, luoghi o fatti in modo realistico vanno segnalati come tali.
La voce sintetica, in uno spot o in un video, va dichiarata.
I testi scritti con l’aiuto dell’AI e rivisti da una persona che se ne assume la responsabilità sono il caso più leggero. Dichiararlo comunque, come facciamo noi, è una buona pratica.
Perché conviene anche senza obblighi
Perché la fiducia è il capitale di chi comunica. Il pubblico è sempre più attento a distinguere ciò che è autentico. Scoprire dopo che un contenuto «vero» era generato fa più danno di averlo detto prima. Dichiararlo, invece, comunica serietà e controllo: usiamo strumenti moderni, ma ci mettiamo la faccia.
Come ci comportiamo noi
Usiamo l’AI ogni giorno, per bozze, ricerche, organizzazione del lavoro, alcune immagini. Ogni contenuto è rivisto da una persona che ne risponde. Lo dichiariamo negli articoli, nelle immagini quando serve, e abbiamo una pagina dedicata: trasparenza sull’uso dell’AI. Il principio lo abbiamo messo anche nel titolo di un libro: L’AI non firma.
Da dove cominciare
Fai l’elenco degli strumenti di AI che usate e per cosa. Decidi chi controlla i contenuti prima della pubblicazione. Prepara una dicitura standard per articoli, immagini e video. Rendi chiaro che il chatbot è un chatbot. Forma, anche in modo semplice, chi usa questi strumenti. E scrivi tutto in una pagina del sito.
Domande frequenti
Riguarda anche le piccole imprese?
Sì, gli obblighi di trasparenza valgono per tutti quelli che rientrano nei casi previsti, a prescindere dalle dimensioni.
Devo dichiarare anche se ho usato l’AI solo per correggere un testo?
Un uso di semplice assistenza alla scrittura, con revisione umana, è il caso meno delicato. Dichiararlo resta una scelta di trasparenza apprezzata.
Per i rischi legati ai contenuti falsi leggi come riconoscere le immagini generate dall’AI. Per l’uso dell’AI nell’organizzazione, intelligenza artificiale in azienda.
