Articolo scritto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dalla redazione di CH Media, come previsto dal Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), art. 50.
Il sito ha qualche anno. La grafica sa di vecchio, dal telefono si legge male, e ogni volta che lo apri pensi che andrebbe rifatto. Hai ragione. Ma prima di buttare giù tutto, c’è una cosa che devi sapere: un redesign fatto senza attenzione può farti sparire da Google nel giro di qualche settimana.
Succede più spesso di quanto si creda. Il sito nuovo è bellissimo, e le telefonate calano. Ecco come evitarlo.
Quando è il momento di rifarlo
Ci sono segnali chiari. Il sito non funziona bene sul telefono, e oggi la maggior parte delle visite arriva da lì. È lento, e lo senti anche tu quando lo apri. Non riesci ad aggiornarlo da solo, o ogni modifica costa una telefonata e un preventivo. Non racconta più quello che fai: servizi nuovi mancano, quelli vecchi ci sono ancora. Oppure semplicemente non porta contatti.
Al contrario, se il sito porta clienti ed è solo un po’ datato, a volte basta un intervento mirato: nuove foto, testi aggiornati, una home più chiara. Non sempre serve ricominciare da zero.
Cosa si perde in un redesign fatto male
Google ha imparato a conoscere il tuo sito vecchio: sa quali pagine esistono, a quali ricerche rispondono, quali altri siti le citano. Se il sito nuovo cambia gli indirizzi delle pagine senza dire a Google dove sono finite, quelle pagine per lui spariscono. Insieme a loro spariscono le posizioni e le visite che portavano.
Lo stesso vale per i testi. Se la pagina che compariva per «dentista Castellammare» viene sostituita da una pagina con tre righe e una bella foto, Google non ha più motivo di mostrarla.
Le regole per non perdere il posizionamento
Fai l’inventario prima di cominciare. Elenca tutte le pagine del sito vecchio e guarda, in Google Search Console, quali portano visite e per quali ricerche. Sono il patrimonio da proteggere.
Tieni gli stessi indirizzi quando puoi. Se la pagina servizi era /servizi/, lasciala lì. Ogni indirizzo che cambia è un rischio.
Metti i redirect quando devi cambiarli. Ogni vecchio indirizzo deve portare automaticamente al nuovo corrispondente, con un redirect 301. Non alla home: alla pagina che ne ha preso il posto.
Non impoverire i contenuti. Il nuovo design deve ospitare i testi che funzionavano, magari migliorati, non sostituirli con slogan.
Controlla tutto prima e dopo. Titoli, descrizioni, immagini con testo alternativo, velocità, versione mobile. E dopo la pubblicazione, tieni d’occhio Search Console per qualche settimana: gli errori si vedono lì per primi.
Quanto tempo ci vuole per riprendersi
Se il redesign è fatto bene, spesso non si perde niente, e anzi si guadagna per velocità e chiarezza. Se qualche pagina cala, di solito recupera in qualche settimana. Se invece mancano i redirect, il danno può durare mesi, e si recupera solo in parte.
Domande frequenti
Posso cambiare piattaforma, ad esempio passare a WordPress?
Sì, con le stesse regole: inventario, stessi indirizzi dove possibile, redirect per gli altri. La piattaforma conta meno di come si fa il passaggio.
Conviene cambiare anche il dominio?
Solo se c’è un motivo serio, come un cambio di nome dell’attività. Cambiare dominio è il passaggio più delicato di tutti e va pianificato con cura.
Se stai pensando di rifare il sito, partiamo da un’analisi di quello che hai: cosa funziona, cosa no, cosa va protetto. Trovi come lavoriamo nella guida alla realizzazione di un sito e nella pagina sviluppo siti web. Per la parte tecnica, leggi anche SEO tecnica per siti aziendali.
