Articolo scritto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dalla redazione di CH Media, come previsto dal Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), art. 50.
Avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, architetti. Per anni il marketing di uno studio è stato il passaparola, e in buona parte lo è ancora. Ma oggi anche chi riceve il tuo nome da un amico, prima di chiamarti, ti cerca su Google. E decide in pochi secondi se sembri la persona giusta.
La comunicazione di uno studio ha regole sue
Gli ordini professionali hanno norme deontologiche sulla pubblicità, che vanno rispettate: niente toni comparativi, niente promesse di risultato, informazioni corrette e verificabili. Non è un limite. È un vantaggio: costringe a comunicare con serietà, che è proprio quello che un cliente cerca in un professionista.
La prima impressione su Google
Una scheda Google completa, con le aree di attività, gli orari, la sede, foto vere dello studio e dei professionisti. Un sito semplice e chiaro: chi siete, di cosa vi occupate, come si lavora con voi, come si prende un appuntamento. Una pagina per ogni area importante, scritta in modo che un non addetto ai lavori la capisca.
Le persone, con nome e volto
Si sceglie un professionista, non un logo. Le pagine con foto, formazione, esperienza e aree di competenza di ciascuno sono spesso le più visitate. Vanno curate e aggiornate.
Contenuti che dimostrano competenza
Articoli che rispondono alle domande vere dei clienti. Le scadenze fiscali spiegate semplici, cosa fare in caso di separazione, cosa cambia con una nuova legge. Sono contenuti che si fanno trovare su Google e che mostrano competenza senza vantarla. Meglio pochi e precisi che tanti e generici.
LinkedIn, per chi lavora con le aziende
Per gli studi che seguono imprese, LinkedIn è il posto dove farsi vedere. Post brevi su novità normative, commenti competenti, la presenza di ciascun professionista oltre che dello studio.
Le recensioni, con discrezione
Per i professionisti le recensioni contano, ma si chiedono con tatto, e si risponde senza mai entrare nel merito di una pratica. La riservatezza viene prima di tutto.
Domande frequenti
Uno studio può fare pubblicità online?
Sì, nel rispetto delle norme del proprio ordine. Annunci informativi e corretti, senza toni promozionali aggressivi.
Servono i social per uno studio?
Non tutti. LinkedIn sì per chi lavora con le aziende. Facebook e Instagram solo se ci sono contenuti utili e qualcuno che li cura.
Per il sito leggi la guida alla realizzazione di un sito. Per la reputazione, reputazione online.
