Articolo scritto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dalla redazione di CH Media, come previsto dal Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), art. 50.
Il Papa con il piumino bianco. L’arresto mai avvenuto di un politico famoso. L’alluvione con un bambino e un cagnolino su una barca. Immagini viste milioni di volte, condivise con indignazione o commozione. Tutte generate dall’intelligenza artificiale. Oggi riconoscere un’immagine finta non è più una competenza da esperti. È igiene digitale, come lavarsi le mani.
Guarda i dettagli
Le mani sono ancora il punto debole più frequente: dita in più, piegate in modo strano, che si fondono tra loro. Poi i denti, le orecchie, gli occhiali, gli orecchini che non sono uguali. Le scritte sullo sfondo, che spesso sono lettere senza senso. I gioielli, le cerniere, i bottoni. Ingrandisci l’immagine: le texture troppo lisce, i bordi che si confondono con lo sfondo, la pelle da manichino sono segnali da non ignorare.
Guarda la luce
Le immagini sintetiche faticano a rispettare la fisica. Ombre che vanno in direzioni diverse. Riflessi che non corrispondono alle luci. Un viso illuminato di fronte in una scena con il sole di lato. Sfocature strane, troppo uniformi o a macchie. Fatti una domanda semplice: questa scena potrebbe davvero essere stata fotografata così?
Verifica il contesto, non solo l’immagine
È il metodo più affidabile, ed è quello dei giornalisti. Da dove viene l’immagine? Chi l’ha pubblicata per primo? Ne parlano fonti affidabili? Una ricerca inversa per immagini, con Google Lens o strumenti simili, spesso rivela in pochi secondi l’origine o immagini simili già smentite. Esistono anche strumenti che cercano di riconoscere le immagini generate, ma nessuno è infallibile: usali come indizio, non come sentenza.
Prima di condividere, fermati
Le immagini false girano perché suscitano emozioni forti, rabbia o tenerezza. Proprio quando un’immagine ti colpisce molto, vale la pena aspettare un minuto e controllare. Condividere un falso, anche in buona fede, mette in gioco la tua credibilità.
Per chi fa comunicazione
Le aziende usano sempre più spesso immagini generate per i propri contenuti. Si può, ma con due regole. Non spacciarle per foto reali quando raccontano fatti, persone o prodotti veri. E dichiararle, come richiede l’AI Act europeo per i contenuti che possono essere scambiati per reali.
Domande frequenti
Le immagini AI hanno sempre difetti visibili?
Sempre meno. Per questo la verifica del contesto conta più dell’occhio.
Le piattaforme le segnalano?
Alcune aggiungono etichette, ma non in modo sistematico. Non basarti solo su quelle.
Sull’equivalente nei testi leggi allucinazioni AI e il caso Halupedia. Sugli obblighi di trasparenza, AI nel marketing e AI Act.
