Copertina CH Media SEO e Ricerca: Google Business Profile: Guida Completa per Aziende Locali in Campania

Google Business Profile: la guida completa per le attività locali

Articolo scritto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e rivisto dalla redazione di CH Media, come previsto dal Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), art. 50.

Quando qualcuno a Castellammare cerca «pizzeria aperta adesso» o «commercialista vicino a me», la prima cosa che vede non è un sito. È una mappa con tre schede: nome, stelline, orari, un tasto per chiamare. Quelle schede sono i profili di Google Business Profile, quello che fino a qualche anno fa si chiamava Google My Business.

È gratuito, si gestisce dal telefono e per un’attività locale vale spesso più del sito stesso. Eppure la maggior parte delle schede che vediamo in zona è compilata a metà: categoria sbagliata, foto di cinque anni fa, recensioni senza risposta. Questa guida mette insieme tutto quello che serve per farla funzionare, nell’ordine in cui conviene farlo.

Prima di tutto: rivendicare e verificare la scheda

Spesso la scheda esiste già, creata da Google o da un cliente. Il primo passo è cercarla su Google Maps e rivendicarla con un account Google aziendale, non con l’indirizzo personale di un dipendente che un giorno se ne andrà.

Poi c’è la verifica. Google oggi propone metodi diversi a seconda dell’attività: videochiamata o breve video registrato che mostra insegna, locale e strumenti di lavoro, telefono, email, e per alcune categorie ancora la cartolina. Il video è il metodo che chiede più spesso, e conviene prepararlo bene: un’unica ripresa continua, dall’esterno con l’insegna e il civico fino all’interno, senza tagli. Finché la scheda non è verificata, molte modifiche restano in attesa.

La categoria conta più di quanto pensi

Tra tutti i campi della scheda, la categoria principale è quello che pesa di più su quando e per cosa compari. Va scelta la più precisa disponibile: «Ristorante di pesce» invece di «Ristorante», «Studio dentistico» invece di «Medico». Le categorie secondarie servono a coprire gli altri servizi reali, non a riempire la scheda di parole: aggiungerne dieci che non c’entrano non aiuta e può portare a una sospensione.

Un trucco semplice: cerca su Google i tuoi tre concorrenti che compaiono più in alto nella mappa e guarda quale categoria usano. Non per copiarli, ma per capire come Google classifica il tuo settore nella tua zona.

Nome, indirizzo, telefono: sempre uguali, ovunque

Il nome deve essere quello vero dell’insegna, senza parole chiave aggiunte («Rossi Idraulico Castellammare Napoli 24h» è il modo più rapido per farsi segnalare). Indirizzo e numero di telefono devono essere identici a quelli che compaiono sul sito, sui social, su Pagine Gialle, TripAdvisor e ogni altro elenco. È quello che nel gergo si chiama coerenza NAP: se Google trova tre versioni diverse del tuo indirizzo, si fida meno di tutte e tre.

Se hai più sedi, ognuna ha la sua scheda, con il suo indirizzo, il suo numero e i suoi orari. Le schede si gestiscono insieme da un unico account, ma non vanno mai create per indirizzi dove non c’è davvero un’attività aperta al pubblico o un servizio reale.

Descrizione, servizi e prodotti

La descrizione ha 750 caratteri. Usali per dire cosa fai, per chi e dove, come lo diresti a voce a un cliente al bancone. Niente elenchi di parole chiave, niente link, niente maiuscole urlate.

Le sezioni servizi e prodotti sono quelle che quasi tutti lasciano vuote, ed è un peccato: sono il posto dove spiegare cosa si può comprare o prenotare, con una breve descrizione e, se ha senso, un prezzo indicativo. Per un ristorante sono i piatti principali o il menù, per un’officina i tipi di intervento, per uno studio professionale le aree di cui si occupa.

Foto vere, aggiornate spesso

Le schede con foto ricevono più richieste di indicazioni e più clic verso il sito. Non serve un servizio fotografico ogni mese, ma servono foto reali: l’esterno com’è oggi (aiuta chi deve trovarti), l’interno, le persone al lavoro, i prodotti o i piatti. Il logo e la foto di copertina vanno scelti con cura perché sono le prime cose che si vedono.

Le immagini prese da internet o le foto di catalogo con il marchio del fornitore sono da evitare. Meglio meno foto, ma tue. E aggiungerne qualcuna nuova con regolarità dice a Google che l’attività è viva.

I post: piccoli aggiornamenti che tengono viva la scheda

Dalla scheda puoi pubblicare aggiornamenti, offerte ed eventi, con una foto e un pulsante. Non hanno la portata dei social, ma compaiono a chi ti sta già cercando, cioè alla persona più vicina a diventare cliente. Un post ogni settimana o due basta: un piatto nuovo, una promozione, un evento in sede, un lavoro appena consegnato.

Recensioni: chiederle e rispondere a tutte

Il numero di recensioni, la loro frequenza e il voto medio sono tra i fattori che più incidono sul posizionamento nella mappa. Il modo più efficace per riceverle resta il più banale: chiederle. Un link diretto da mandare su WhatsApp dopo un lavoro ben fatto, un QR code alla cassa. Quello che non si fa è offrire sconti in cambio o farle scrivere a parenti e amici: Google le rimuove e la scheda rischia.

Rispondere a tutte, anche a quelle da cinque stelle, mostra che dall’altra parte c’è qualcuno. Alle negative si risponde con calma, senza polemiche, proponendo di parlarne in privato. Chi legge non giudica la critica, giudica come reagisci. Abbiamo scritto una guida apposta su come rispondere alle recensioni Google.

Messaggi, telefono e prenotazioni

Se attivi la chat o il pulsante di prenotazione, devi rispondere. Una richiesta che resta senza risposta per giorni è peggio di nessun pulsante, perché il cliente va dal concorrente e Google nota i tempi di risposta. Se non riesci a seguirli, meglio lasciare in evidenza solo il telefono, con orari sempre aggiornati, festivi compresi.

Le statistiche: cosa guardare davvero

Nella scheda trovi quante persone ti hanno visto, con quali ricerche, quante hanno chiamato, chiesto indicazioni o cliccato sul sito. Il dato più utile non è il numero di visualizzazioni, ma le azioni: chiamate e richieste di indicazioni sono clienti che si stanno muovendo verso di te. Guardale una volta al mese e confrontale con lo stesso mese dell’anno prima, così togli l’effetto stagione.

Il sito e la scheda lavorano insieme

La scheda da sola non basta. Google incrocia le informazioni con il tuo sito: se il sito è lento, non dice chiaramente dove sei e cosa fai, o riporta un indirizzo diverso, la scheda ne risente. Una pagina contatti con indirizzo, mappa e orari identici a quelli della scheda è il minimo. Per capire come scheda, sito e recensioni si combinano nella classifica della mappa, leggi come funziona il Local Pack di Google.

Gli errori che portano alla sospensione

Le sospensioni arrivano quasi sempre per gli stessi motivi: parole chiave nel nome, indirizzi non reali o caselle postali, schede doppie, cambi improvvisi di nome e indirizzo insieme, recensioni sospette. Se ti succede, non creare una scheda nuova: si risolve con una richiesta di riesame e documenti che provano l’attività. Trovi i casi più comuni in errori da evitare su Google Business Profile.

Da dove cominciare se hai poco tempo

Se oggi hai solo mezz’ora, fai tre cose: controlla che categoria, orari e telefono siano giusti, carica cinque foto vere e rispondi alle recensioni rimaste senza risposta. Già questo mette la tua scheda davanti a buona parte di quelle della zona.

Se preferisci che ce ne occupiamo noi, la gestione della scheda è uno dei servizi che seguiamo più spesso per le attività di Castellammare e dintorni: trovi come lavoriamo nella pagina gestione Google Business Profile, e il quadro più ampio nella guida alla SEO locale in Campania.

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